Hanami Blog

21 modi per dire “io” in giapponese

6 maggio 2014 3 CommentiGiapponese

Sono tanti, troppi, i modi per dire “io” in giapponese, saranno almeno un centinaio, o quasi. Magari ti è già capitato di incontrare qualche pronome più antico negli anime o nei manga, dubito che ti capiterà di sentirli nella vita quotidiana!

Tra i tanti ne ho raggruppati una ventina, tra i più comuni e tra i più particolari ormai in disuso.

Non è importante conoscere ogni singolo pronome personale della lista, ma ti può dare una mano a comprendere il linguaggio delle opere ambientate nel passato. È interessante analizzare che non solo c’è differenza tra linguaggio maschile e femminile, ma anche tra le diverse gerarchie e zona di appartenenza.

I più comuni

1. 私・わたくし (watakushi) – Pronome molto formale, utilizzato sia da uomini che da donne, in particolare nei discorsi tenuti in pubblico. Non è tanto comune come il successivo che vedremo, ma ha resistito nei secoli, più di tanti altri ormai caduti in disuso.

2 . 私・わたし (watashi) – Il modo più comune per riferirsi a se stessi. È usato più spesso dalle donne che agli uomini, ma in contesti particolarmente formali è meglio utilizzare 私 rispetto a 僕.

3. 僕・ぼく (boku) – Un pronome tra il formale e l’informale, quasi esclusivamente maschile, a parte le cantanti che usano 僕 nelle loro canzoni. È quello più giovane, è stato introdotto a partire dal 19° secolo. Più che altro è la lettura ad essere così recente, il kanji 僕 (servo) ha avuto diverse letture nel corso della storia.

Può anche essere utilizzato come pronome di seconda persona singolare rivolto ai bambini.

4. 俺・おれ (ore) – Esclusivamente maschile e molto informale, forse è quello più utilizzato negli anime e nei manga. È una variante di おのれ, parola che può significare anche “io”. Viene utilizzato sin dal 12° secolo e durante il periodo Edo veniva usato anche dalle donne. Rispetto a 僕, spesso legato ai ragazzi giovani, 俺 dà un’immagine rude.

Ancora più rude è la versione 俺様・おれさま (oresama), 俺 (ore) con l’aggiunta di 様 (sama), un suffisso estremamente formale che viene usato solo per riferirsi ad altre persone: un modo molto arrogante per parlare di sé.

5. あたし (atashi) – Versione informale, e forse anche un po’ infantile, di 私・わたし (watashi). Viene utilizzato esclusivamente dalle ragazze, più spesso da quelle giovani. Una versione più formale è あたくし (atakushi), un pronome limitato ai soli manga e anime.

6. うち (uchi) – Pronome informale principalmente utilizzato dalle donne nella zona occidentale del Giappone.

7. 自分・じぶん (jibun) – È molto usato dagli sportivi, spesso dai giocatori di baseball e dai lottatori di sumo, non molto formale. È un po’ confusionario perché può anche significare “tu” e “me stesso” a seconda del contesto. Nella letteratura viene usato anche dai personaggi femminili.

8. わし (washi) – Pronome usato dagli anziani, in qualche caso anche da parte delle donne. In alcune zone del Giappone viene usato anche da persone più giovani, ma rimane meno comune rispetto ad altri pronomi.

9. 我・われ (ware) – Forse davvero poco usato, ma può capitare di sentirlo qualche volta, in particolare nello scritto. In qualche caso può indicare la seconda persona singolare.

10. Nome proprio – Ci si può riferire a se stessi con il proprio nome, esattamente come se stessi parlando in terza persona. Un uso piuttosto infantile, usato più spesso dai bambini. È meglio evitare di parlare in questa maniera…

Tieni conto che, sia nelle opere di fantasia che nella vita reale, le regole possono cambiare, per cui potrebbe capitare di sentire una ragazza che utilizza un termine considerato maschile.

In disuso

11. おいら (oira) – Principalmente maschile simile a 俺・おれ, è associato ai ragazzi giovani che vivono nelle zone di campagna. È raro sentirlo nel quotidiano ma forse ti capiterà di sentirlo in qualche anime/manga o in qualche favola.

12. あたい (atai) – Versione ancora più ridotta di あたし. È molto raro, si utilizza solo in qualche zona del Giappone. In origine veniva utilizzato da cortigiane e dalle ragazze provenienti dai quartieri di piacere.

13. 吾輩・わがはい (wagahai) – L’opera più famosa che fa utilizzo di 吾輩 è 吾輩は猫である, Io sono un gatto di Natsume Soseki. Chi usa questo pronome lo fa per darsi delle arie ed elevarsi rispetto agli altri.

14. 拙僧・せっそう (sessou) – Ho incontrato questa parola mentre giocavo a Gyakuten Kenji 2. È utilizzato dai monaci, umile.

15. 拙者・せっしゃ (sessha) – Utilizzato dai samurai e dai guerrieri per mostrare umiltà.

16. 妾・わらわ (warawa) – Altro modo umile per riferirsi in prima persona, utilizzato dalle donne appartenenti a famiglie di guerrieri.

17. 手前・てまえ (temae) – Si trova qualche volta anche ai giorni nostri, sotto forma di “手前ども” (temaedomo) , un modo molto umile per riferirsi a se stessi e alla propria attività. Puoi trovarlo anche riferito alla seconda persona singolare nelle opere storiche.

18. 某・それがし (soregashi) – Pronome maschile, in origine per mostrare umiltà e modestia, con il passare del tempo diventò l’opposto. Era molto comune nell’epoca Sengoku.

19. 麻呂, 麿・まろ (maro) – Nell’antico Giappone era utilizzato solo dagli uomini, successivamente l’utilizzo si allargò anche alle donne.

20. 我, 吾・わ (wa) – Si trova ancora in qualche espressione ancora oggi con 我, per esempio 我が国・わがくに (wagakuni, il mio paese), come pronome possessivo. Può anche indicare la seconda persona singolare.

21. あ (a) – È difficile credere che ci sia stato un pronome così corto! Ma non c’era da confondersi tra dire “io” ed esclamare “a”? È uno tra i pronomi più antichi, risale al periodo Nara (8° secolo).

Pronomi personali in giapponese

L’evoluzione di alcuni pronomi nelle diverse epoche del Giappone: 俺・おれ (ore) è quello che è durato più a lungo.

Ne manca ancora uno veramente importante

Sì, manca proprio, perché spesso ti capiterà di non usare neanche uno di questi pronomi, proprio come capita anche in italiano. Se si capisce che stai parlando di te ometti “io”, non è necessario. Ricordati che è meglio evitare l’espressione “watashi wa” in certe frasi.

E tu ne conosci altri che non ho messo nella lista? Oppure ti è già capitato di incontrarli leggendo un manga o guardando un anime?

Se l’articolo ti è piaciuto non dimenticare di condividerlo tramite uno dei pulsanti social qui in basso!

Fonti: RocketNews24, Wikipedia

Immagini: Wikipedia, Nikkei

3 commenti

  1. È interessante! Mi è giusto capitato di sentire in Nichijou la bimba genio/professore riferirsi a se stessa proprio con “professore” e mai in altri modi.

    Se non sbaglio 我 non è quello che si usa in cinese per dire io? :3

  2. anega tanega

    6 maggio 2014

    @nini

    Sì. esatto, 我 è il pronome cinese! Devo dire che in cinese i pronomi sono molti di meno, ci sono molte meno sfumature…

  3. Rihito0902

    6 maggio 2014

    Aaaah! Adesso si spiega tutto! Un po’ di tempo fa avevo letto Io sono un gatto ma non capivo perché nel titolo in giapponese usava proprio quel pronome lì. Adesso ho capito :3

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Vuoi un avatar personalizzato? Registrati su Gravatar