Hanami Blog

5 parole intraducibili che descrivono la cultura giapponese

19 maggio 2014 2 CommentiGiappone, Giapponese
Cultura giapponese

Come? Solo 5 parole per descrivere la cultura giapponese? È vero, la lista dovrebbe essere molto più lunga, ma in passato abbiamo già visto ちょっと (chotto), よろしく (yoroshiku) e 頑張る・がんばる (ganbaru).

Le parole che ho scelto di analizzare per questo articolo sono: もったいない (mottainai), お疲れ様 (otsukaresama), 仕方がない (shikata ga nai), 遠慮 (enryo) e 失礼 (shitsurei).

もったいない (mottainai)

Significa “spreco” ed esprime il dissenso riguardo a qualcosa di sprecato. Ti starai chiedendo cosa c’è di speciale in una parola così facile da tradurre. C’è molto di più, va oltre allo spreco di materiale o di tempo con cui questa parola è spesso associata.

È una parola di origine buddista, composta da 勿体・もったい (mottai, essenza/sacralità delle cose) e ない (nai, non essere), in pratica “la mancanza di dignità delle cose”. Esprime il rimpianto sullo spreco di qualcosa sacro o di grande rispetto.

Per la maggior parte delle volte può essere tradotto con un semplice “spreco”, ma ha tra i suoi significati anche quello di esprimere gratitudine per aver ricevuto un regalo o un’attenzione. Un’attenzione che l’interlocutore considera non meritata, eccessiva, in un certo senso “sprecata”.

私にはもったいない。(Watashi ni wa mottainai) Per me è troppo/Non merito così tanto.

この紙はまだ使えるのに捨ててはもったいない。(Kono kami wa mada tsukaeru noni sutete wa mottainai) Questa carta si può ancora usare, è uno spreco buttarla via. (È vergognoso che si possa buttare qualcosa che ancora funziona)

Pur essendo una parola facile da adattare all’italiano, la traduzione non ha quella sfumatura di “è vergognoso/irrispettoso uno spreco del genere”.

お疲れ様 (otsukaresama)

Credo che solo un paese come il Giappone potrebbe avere un’espressione apposta per ringraziare del lavoro svolto. È la tipica espressione che ci si scambia tra colleghi dopo una giornata di lavoro.

È formata dal prefisso onorifico お (o), dalla parola 疲れ・つかれ (stukare), fatica, stanchezza,e da 様・さま (sama), suffisso usato per riferirsi ad altre persone, più formale di さん. È un modo per dire “hai lavorato duramente e devi essere stanco, ti ringrazio”.

Non solo viene utilizzata in contesti strettamente lavorativi, si utilizza anche:

  • per congratularsi degli sforzi che ha fatto una persona
  • alla fine di qualsiasi attività, non solo collegata al lavoro ma anche ad attività di gruppo
  • per salutare e ringraziare chi sta lavorando o ha finito di lavorare

Con questa parola si ringrazia l’altra persona per gli sforzi che ha fatto, non solo tra colleghi di lavoro.

仕方がない (shikata ga nai)

Si può dire anche 仕様がない (shou ga nai) in contesti più informali, in entrambi i casi il significato è quello di “non c’è niente da fare“. Esprime la rassegnazione, il rimanere impassibili a quello che sta accadendo, sopportare senza lamentarsi ed accettare la situazione.

Non mi piace tanto questa espressione, stride un po’ con il concetto di 頑張る・がんばる (ganbaru). Se con 頑張る si cerca di fare del proprio meglio per superare le difficoltà, con 仕方がない vuol dire che non c’è proprio niente da fare, non resta che rassegnarsi ed accettare la situazione. È inutile anche solo provarci perché la soluzione non esiste.

Sicuramente questo concetto ha aiutato a mantenere l’armonia della società (uno dei concetti più importanti per la società giapponese) e a sopportare le tragedie, ma è davvero giusto non mettere mai in discussione quello che non funziona?

仕方がないからあきらめよう。(Shikata ga nai kara akirameyou) Rassegniamoci, non c’è niente da fare.

文句を言ったって今さら仕方がない。(Monku wo ittatte imasara shikata ga nai) Ormai è troppo tardi per lamentarsi, non ci puoi fare niente.

遠慮 (enryo)

Significa riserbo, modestia, discrezione, ma il dizionario riporta anche trattenersi dal fare qualcosa, declinare qualcosa.

In Giappone puoi trovare come avvertimento 携帯電話の使用をご遠慮ください (keitai denwa no shiyou wo go enryou kudasai) sui mezzi pubblici. Un semplice divieto? Non proprio, è un bel giro di parole per dire che non si può usare il telefonino, è più un “pensa alle persone che ti stanno intorno, per favore evita di utilizzare il cellulare/astieniti dall’uso del cellulare”.

Difficile che la traduzione letterale sia così, ma l’idea di 遠慮 è questa: comportati nel rispetto della situazione e nei confronti di altre persone. Trattieniti da fare azioni che possano dare fastidio.

Per evitare di dare spiegazioni, e per non essere troppo diretto, puoi usare 遠慮 per rifiutare inviti e proposte.

せっかくの申し出だが、今回は遠慮しておこう。(Sekkaku no moushide da ga, konkai wa enryou shiteokou) Apprezzo molto la proposta, ma questa volta declinerei. (Permettimi di declinare l’offerta)

Altri esempi:

どうぞご遠慮なく。(Douzo go enryou naku) Prego, non faccia complimenti. (Non trattenerti dal fare qualcosa)

遠慮しないで、食べてね。(Enryou shinaide, tabete ne) Dai mangia, non farti problemi.

失礼 (shitsurei)

失礼 significa disturbo, scortesia, è molto utilizzata nell’espressione 失礼します (shitsurei shimasu). Con questa espressione puoi scusarti del disturbo che stai causando nei confronti dell’altra persona oppure come saluto quando si lascia la conversazione.

Anche se è in italiano non si traduce in modo letterale 失礼します con “sto causando disturbo“, si nota quanto è importante per la cultura giapponese cercare di non arrecare fastidio alle persone che stanno intorno.

(Quando si entra in una stanza) 失礼します。(Shitsurei shimasu) Mi scusi per il disturbo.

(Quando ci si separa e si lascia la conversazione) お先に失礼します。(O saki ni shitsurei shimasu) Allora io devo andare (e mi scuso del fatto che vado via prima di te).

Con queste sole 5 parole hai avuto un assaggio della lingua giapponese. Se ti piacerebbe approfondire e iniziare lo studio del giapponese prova a dare un’occhiata alla lista dei migliori libri per lo studio del giapponese.

Immagine: Jordan Emery

Fonti: Nihongo Day by Day, Japanese Stack Exchange, Wikipedia

2 commenti

  1. Davvero delle bellissime parole, che fanno comprendere a pieno la storia del popolo nipponico e delle sue lotte per rimanere così saldo e ben organizzato. Trovo soprattutto che お疲れ様 comprenda dentro di sé un valore aggiunto al lavoro, ad esempio. Non è un semplice scambio: “ti pago tot yen per tot lavoro” ma pago ed apprezzo anche il tuo sforzo al fine comune di dare valore ed onore al lavoro stesso, che dà da mangiare a entrambi. Grazie!

    • Ciao Chiara, è proprio vero quello che dici, anche se io ci vedo qualcosa di negativo in qualche parola, come ho scritto nell’articolo.
      Tra l’altro mi sono accorta che tante altre parole che andavano citate. Pazienza, sarà per la prossima volta!

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