Hanami Blog

La storia del giapponese (quinta parte) – Gli hentaigana

14 luglio 2016 2 CommentiGiapponese, Kanji

Quinta parte della storia del giapponese, la serie di articoli scritti da Bai Jiali. In questo articolo della serie spiegherà che cosa sono gli hentaigana.

Ciao a tutti!

Anche se con un po’ di ritardo, sono di ritorno con la serie sulla storia della lingua giapponese. È già il quinto episodio, quando ne avevo previsti solamente tre! La serie è decisamente più lunga di quanto mi aspettassi!

Nell’episodio precedente abbiamo visto che le versioni corsive o semplificate dei caratteri cinesi hanno dato origine ai moderni kana. Anche questo processo non è stato del tutto uniforme e regolare. Il motivo? Beh, non essendoci un’istituzione che regolava la lingua scritta, in diverse parti del Giappone erano stati scelti diversi caratteri da trasformare in kana, quindi a ogni sillaba corrispondevano più segni (è successa una cosa simile col man’yōgana, ricordate?).

Se vi sembra una cosa strana, sappiate che lo stesso è accaduto anche in molte parti d’Europa: prima che Dante creasse uno standard letterario a cui fare riferimento, in Italia ciascuno scriveva con un’ortografia diversa, mentre in Inghilterra si è dovuto aspettare fino al Settecento per avere una grafia condivisa da tutti gli scrittori!

Con il tempo alcune varianti dei kana si sono affermate come standard, mentre le altre sono cadute in disuso. Queste varianti in disuso sono chiamate hentaigana (変体仮名), ovvero “kana irregolari“.

Esempi di hentaigana (trovi la lista completa a questo indirizzo)

Esempi di hentaigana (trovi la lista completa a questo indirizzo)

In alcuni casi gli hentaigana sono spariti perché la sillaba stessa che rappresentavano è sparita. Un’esempio è il kana della sillaba “ye” (ヱ, ora inesistente), utilizzato solo per nomi antichi, anche se ci sono casi di marche che l’hanno utilizzato per motivi commerciali, come la marca di birra di Sapporo Yebisu (ヱビス). In ogni caso la sillaba viene ora letta semplicemente come “e”. La sillaba, come altre che vedremo, è stata dichiarata definitivamente obsoleta dopo la riforma Meiji.

Un’altra sillaba ha avuto una storia un po’ diversa e più complicata: si tratta di “wo” (を).

Chi ha studiato giapponese potrebbe obiettare che を non è stato affatto eliminato dai kana moderni. Questo è vero, però la sillaba ha perso qualcosa nel corso della sua storia. Prima di tutto ha perso il suono originario, che era proprio “wo”, ora si pronuncia come “o”. Può capitare di trovarlo nei nomi di persona: ad esempio il nome femminile “Kaori” che può essere trascritto come かをり, pronunciato come かおり (rimane comunque molto più comune la variante con お).

L’altra cosa che を ha perso è la sua versione in katakana… più o meno.

In Giappone si possono ancora trovare in giro insegne di locali che fanno uso di hentaigana, dando un tocco arcaico al testo. In questo caso sull'insegna c'è scritto "unagi" (nei moderni kana è うなぎ), cioè anguilla.

In Giappone si possono ancora trovare in giro insegne di locali che fanno uso di hentaigana, dando un tocco arcaico al testo. In questo caso nell’immagine c’è scritto “unagi” (nei moderni kana è うなぎ), cioè anguilla.

Mi spiego meglio: essendo la sillaba “wo” sparita, l’utilizzo del kana を è ora limitato alla particella che marca il complemento oggetto.

Qualunque studente di giapponese alle prime armi saprà che le particelle sono sempre scritte in hiragana, questo è il motivo per cui la versione in katakana è diventata pressoché inutile, se non fosse per un’eccezione, curiosa e trascurabile al tempo stesso: sto parlando dei manga. Forse alcuni di voi lo sanno, ma nei manga il katakana è spesso usato per indicare che la parlata del personaggio è innaturale, forzata e meccanica, infatti spesso anche i robot usano questo sistema di scrittura. Se devo far dire una frase (esempio: 私はリンゴを食べる) con questo tono, posso scriverla in katakana: ワタシハリンゴヲタベル. Ecco una delle poche occasioni in cui il kana ヲ viene utilizzato.

Anche questo hentaigana può essere anche impiegato per scrivere nomi antichi o marche di prodotto, ma è molto raro. Per trascrivere il suono wo in giapponese dovrò usare la combinazione di katakana ウォ (oppure potrei scrivere うぉ, ma è più raro della versione in katakana!)

Esempio di un nome giapponese molto particolare: il cognome è scritto in kanji 菅原 (Sugahara), mentre il nome proprio è composto da un hentaigana e dalla variante del kanji 美. La lettura del nome proprio è "Tomi". Fonte immagine: Rocket News 24.

Esempio di un nome giapponese molto particolare: il cognome è scritto in kanji 菅原 (Sugahara), mentre il nome proprio è composto da un hentaigana e da una variante del kanji 美. Il nome si legge “Tomi”. Fonte immagine: Rocket News 24.

Esitono altri hentaigana corrispondenti a sillabe ormai in disuso, come ゑwi e ゐwe, si possono usare talvolta per i nomi, ma di questi non dirò altro, per non ripetermi!

Chiudo con la storia un po’ particolare di un kana che ha rischiato di diventare un hentaigana, ma che alla fine è stato ammesso nel sillabario moderno. Parlo del kana più strano di tutti: ん.

In passato, ん era semplicemente la variante di む, erano entrambi corsivi del kanji 无 (“non esserci, senza”). Ecco il motivo per cui ん non era presente nella poesia “Iroha”: all’epoca era solo una variante, come le nostre lettere maiuscole e minuscole.

Con il tempo la sillaba “mu” ha preso a essere pronunciata come “n” alla fine di una parola e soprattutto nei prestiti dal cinese. Fino all’epoca Meiji ん e む sono stati usati in maniera intercambiabile, nella riforma moderna sono stati associati in maniera fissa alle loro rispettive letture.

Nel prossimo episodio lasceremo finalmente la scrittura, per addentrarci nella lingua vera e propria: vedremo che enorme influenza ha avuto la lingua cinese sul giapponese, e di come quest’ultimo si sia adattato a questa influenza.

Spero che vi sia piaciuto l’articolo, se avete domande chiedete pure!

Questo guest post è stato scritto da Bai Jiali.
La sua passione per la Cina è nata leggendo “Viaggio in Occidente”. Dopo aver approfondito la letteratura e la cultura di questo paese, ha deciso di dedicarsi allo studio del cinese.

2 commenti

  1. Complimenti! A te che scrivi questi post sulla lingua interessantissimi e ad Hanami Blog che li pubblica! Continuate così!!

    • Gabriele Bianchetti

      15 luglio 2016

      Ahahaha, grazie!
      Spero che riesca a sopportare la mia pigrizia, che risulta in una frequenza non proprio regolare degli articoli xD

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Vuoi un avatar personalizzato? Registrati su Gravatar