Hanami Blog

Colori nella lingua e cultura cinese

7 Aprile 2014 6 CommentiKanji
Colori nel cinese

Ritornano gli articoli sulla lingua cinese firmati da Bai Jiali. Questo articolo introdurrà alla nuova serie sui colori in cinese.

Ciao a tutti!

Lo so, è un secolo che non scrivo nulla (ed è la millesima volta che lo dico!), soprattutto per quanto riguarda gli articoli sulla lingua cinese. Il fatto è che è parecchio difficile riuscire a trovare sempre cose nuove sull’argomento, e ormai ho esaurito quasi del tutto le cose di cui parlare.

Per fortuna, la recente serie di articoli di Federica dedicata ai colori, alle loro simbologie e alle loro origini nella lingua e nella cultura giapponese mi ha fatto venire l’ispirazione per un nuovo articolo, che verrà diviso in due parti (se non di più) data la complessità dell’argomento. Non aggiungo nulla, se non che spero che questi articoli vi piacciano.

Una premessa

Uno dei principi fondamentali della linguistica afferma che ogni lingua ritaglia la realtà intorno a sé in una maniera del tutto arbitraria, non dipendente da regole. Per questo principio una lingua può fare distinzioni dove un’altra lingua non ne fa: un esempio è dato dall’italiano che ha due termini (“tazza” e “bicchiere”), dove un’altra lingua, per esempio il cinese, usa in genere solo un termine (杯子).

Al contrario ci possono essere più parole in cinese che corrispondono a una sola parola italiana, come per esempio 狗 e 犬, traducibili entrambe con “cane”. Esistono anche casi più complicati, dove a parole di una lingua ne corrispondono a tante nell’altra e viceversa. Spesso sono un vero e proprio rompicapo per i traduttori!

Lo stesso vale con i colori: ogni lingua, o ogni cultura, per essere più precisi, ha fatto distinzione tra le varie sfumature percepibili dall’occhio umano in maniera assolutamente convenzionale. Basta guardare questo grafico:

Spettro colori

per accorgersi che quelli che noi chiamiamo “colori” in realtà non hanno nulla di scientifico – le divisioni dello spettro sono molto disuguali – ma sono in realtà qualcosa che ci portiamo dietro dalla nostra cultura.

Per questo le percezioni che altre culture hanno dei colori non devono sembrare sbagliate, ma solamente diverse dalla nostra. E se quella cinese, o quella giapponese, vi paiono strane, sappiate che ce ne sono di più bizzarre. Basti pensare alla lingua Swahili, ha solo tre aggettivi per i colori (-ekundu: rosso, -eupe: bianco, -eusi: nero), e i rimanenti li esprime tramite giri di parole (rangi ya kijani: “il colore delle foglie” = verde) o prestiti stranieri (-a samawati: azzurro, dall’arabo, buluu: blu, dall’inglese).

Può sembrare strano ma è il caso anche dell’italiano: sapevate che “blu” è un prestito dalle lingue germaniche e che gli altri termini che abbiamo sono o giri di parole (celeste) o altri prestiti (azzurro, dall’arabo)?

Esistono persino culture dove la concezione stessa del colore non esiste!

Il numero 5 nella cultura cinese

Come tutti sanno, il numero 7 è molto importante nella nostra cultura: abbiamo avuto i sette re di Roma, così come i sette colori dell’arcobaleno, le sette virtù del cristianesimo a cui si contrappongono i sette vizi capitali… Insomma, esistono un sacco di categorie di cose di cui riconosciamo sette elementi, proprio perché il numero 7, nella tradizione filosofica, religiosa e alchemica europea ha sempre avuto un valore grandissimo.

Lo stesso numero 7 è molto importante anche in altre culture, come in quella giapponese, anche se non c’è una vera e propria correlazione tra le due tradizioni numeriche. Ad altre culture corrispondono numeri diversi, come il 12 nelle culture semitiche.

Lo stesso vale per il numero 5 con la Cina, ma la questione è un po’ più complicata: prima di tutto, va detto che una tendenza tipicamente cinese è quella di creare “elenchi” numerati, per dividere il mondo in categorie ben precise. Esistono i cinque cereali (五谷), così come i cinque orienti (五方, i nostri punti cardinali con l’aggiunta del centro), le diecimila creature (万物, tutte le cose del mondo) nonché le cinque virtù confuciane, gli otto mitici sovrani preimperiali (i tre Augusti e i cinque Imperatori)…

Una vera e propria tradizione numerologica che si appoggia principalmente sull’antica filosofia daoista (道家). Con l’arrivo di altre correnti di pensiero, molti altri elenchi si aggiunsero alla grande famiglia. Con il buddhismo, per esempio, vennero introdotti gli otto divieti monacali (八戒, letteralmente: “gli otto freni”). Perfino in un’epoca contro la tradizione, come la parentesi maoista, nacquero nuovi elenchi, come la Campagna dei “Cento Fiori” (百花).

Tra tutti questi elenchi, un posto di spicco lo occupano quelli che presentano un numero di elementi pari a cinque, data l’importanza del numero nella cultura. Spesso degli elenchi con un numero maggiore o minore di elementi venivano forzati per diventare come quelli a cinque: un esempio è quello dei cinque punti cardinali, a cui è stato aggiunto il centro.

Fra gli elenchi a cinque elementi c’è quello dei colori. Quali sono? Beh, non c’è niente di meglio che leggere il “Classico dei tre caratteri” (三字经), libro scritto in epoca Han (汉朝; 206 a.C-220 d.C) e destinato all’istruzione dei bambini. Questo libro contiene molti elementi cosmologici, e fra questi si può leggere:

“青赤黄,及黑白。此五色,目所识。”

“Qing, chi, huang, e poi heie bai. Questi sono i cinque colori noti all’occhio”.

Cosa rappresentano questi colori nella cultura cinese? Di questo ne parlerò nel prossimo articolo!

Questo guest post è stato scritto da Bai Jiali.
La sua passione per la Cina è nata leggendo “Viaggio in Occidente”. Dopo aver approfondito la letteratura e la cultura di questo paese, ha deciso di dedicarsi allo studio del cinese.

Immagini: coniferconifer, Wikipedia

6 commenti

  1. Rihito0902

    8 Aprile 2014

    È sempre interessante conoscere questo genere di argomenti :D
    Soprattutto è davvero curioso che nelle culture ci sono differenti tradizioni numeriche :)

  2. Cara federica
    molto interessante! Ma Bai Jiali è un tuo pseudonimo o hai tradotto in un italiano perfetto l’articolo di bai Jiali?

    • No, è lo pseudonimo di un’altra persona che scrive gli articoli sul cinese in questo blog.

      • Cara federica
        molto interessante! Ma Bai Jiali è un tuo pseudonimo o hai tradotto in un italiano perfetto l’articolo di bai Jiali?

        Grazie di vere risposto perchè andando a cercare ‘Bai Jiali’ ho trovato in rete che è una nota professionista cino-americana che si chiama appunto Bai Jiali Elizabeth, e avevo pensato che fosse lei!

  3. Grazie di vere risposto perchè andando a cercare ‘Bai Jiali’ ho trovato in rete che è una nota professionista cino-americana che si chiama appunto Bai Jiali Elizabeth, e avevo pensato che fosse lei!

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