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Alla scoperta dei caratteri cinesi – L’etimologia di Reiki

11 Febbraio 2013 8 CommentiKanji

Questo articolo fa parte della serie “Alla scoperta dei caratteri cinesi” (clicca sul link per l’indice tutti gli altri articoli della serie!)

Anche questo articolo, come il precedente, si focalizzerà su una serie di errori e preconcetti che sono da molto tempo ai caratteri cinesi e alle lingue che li utilizzano.

Questa volta, come avevo anticipato, l’argomento sarà molto più collegato ai caratteri cinesi in sé, perché è proprio l’aspetto grafico dei caratteri che conta.

Non perdiamo altro tempo e partiamo subito con…

il Reiki

Innanzitutto, per evitare confusioni, vi anticipo che il termine Reiki può essere scritto in ben tre modi diversi!

C’è la versione in cinese tradizionale: 靈氣

La versione in cinese semplificato: 灵气

E la versione in giapponese (shinjitai): 霊気

Perché tutta questa confusione? Come vi ho già detto, in cinese è stata fatta una semplificazione su grande scala dei caratteri cinesi dopo il 1949, e quindi 靈 è divenuto 灵, mentre 氣 è stato semplificato (abbastanza brutalmente direi) in 气.

In giapponese non c’è stata una vera e propria semplificazione, ma un’operazione che trovo meno estrema e più intelligente: sono state ufficializzate molte forme corsive dei caratteri, ma sono stati mantenuti anche quelli scritti nella forma vecchia, portando ad un aumento di caratteri complessivi.

A ogni modo le forme semplificate dei caratteri in giapponese danno origine alla parola 霊気. Personalmente mi piace di più questa semplificazione, meno violenta e più rispettosa dei caratteri originali, ma sono gusti.

In conclusione: i caratteri che verranno presi in considerazione in questa dispensa sono quelli nella versione cinese tradizionale, cioè quelli che scriverebbe un cinese di Taiwan se gli dicessi língqì (che è la pronuncia cinese per reiki).

Appunto, cosa vuol dire Reiki?

Il Reiki è una specie di branca di pseudo-medicina inventata da Usui Mikao all’inizio del ventesimo secolo. Non ha alcun collegamento con il Shintoismo, ed è paragonabile ai movimenti Scientology e New Age dei giorni nostri.

In molti siti, e anche video visibili su Youtube, si spiega spesso con termini mistici e esotici all’etimologia della parola Reiki.

Secondo molti, infatti, 靈 significherebbe energia individuale, mentre 氣 energia universale. Di solito, quando si trovano descrizioni così affascinanti ma oscure, si è quasi sempre di fronte a una spiegazione sbagliata: spesso la verità è molto più semplice di queste cose, anche se per alcuni potrà sembrare deludente.

Perché mai una lingua dovrebbe avere due parole per energia universale e energia individuale? Sul serio, questa cosa mi sembra ridicola! Si tratta di due lemmi (cioè concetti) troppo specifici per essere rappresentati da una sola parola. È vero, a volte nelle lingue ci sono parole difficilmente traducibili in altre (per esempio l’italiano ente, di cui afferriamo il significato in una frase, ma con gran difficoltà se preso da solo), ma pensare che cinese e giapponese siano una sorta di abracadabra da fattucchieri è assolutamente assurdo.

Per farla breve: 靈 significa spirito, in tutti i sensi dell’italiano. Non a caso in giapponese gli è stata attribuita la lettura kun たま (tama, anima). Può voler dire anche spirito nel senso più generico, cioè fantasma. Da quello che so, anche se purtroppo non vi posso portare molti esempi, questo carattere è apposto sulle tombe delle persone defunte in Cina. Quindi sì, la traduzione era corretta, ma nessuno tradurrebbe l’inglese soul con energia individuale, ma userebbe un termine un tantino più specifico e semplice da capire.

La parola “Reiki” scritta in cinese tradizionale

Per quanto riguarda 氣, si potrebbero scrivere tomi e tomi su questo carattere. Purtroppo molto spesso questo carattere è stato tradotto con energia, quando si può benissimo usare un’altra parola, presente anche nella nostra filosofia: pneuma.

Per molti filosofi, il pneuma era una sostanza vitale che permeava l’universo, e si condensava per dare vita agli esseri viventi. Molti filosofi cinesi dissero la stessa cosa con la parola 氣. Un’altra traduzione calzante potrebbe essere umore.

Nella medicina europea precedente al diciannovesimo secolo infatti, si credeva in quattro umori che circolavano nel corpo, e il cui squilibrio portava le malattie.

Lo stesso diceva anche la medicina cinese, secondo la quale il predominio di una delle cinque varietà di pneuma (ossia Acqua, Legno, Fuoco, Terra o Metallo) sull’altra portava a un malessere fisico.

Quindi anche questa traduzione non centra molto con quello che il carattere in realtà significa, distorcendone il significato. Ma le cose si fanno più gravi quando passiamo all’interpretazione grafica dei caratteri.

Di 靈 si dice:

Il primo segno è il Cielo, il principio creatore, l’azzurro e le sue sfumature, l’inizio. I due segni successivi sono le nuvole che si muovono nel Cielo, come per rappresentare il movimento dei pensieri nella mente umana, e poi un fulmine, il deciso tratto centrale, dall’alto in basso, che simboleggia la volontà, la scelta, la direzione che crea la crisi, la trasformazione, le lacrime, le quattro gocce di pioggia. E poi le bocche degli uomini, che sulla Terra ringraziano Dio nella preghiera, accolgono i doni del cielo, della pioggia che dona la vita, che consente agli alberi di fiorire e fruttificare. Ora l’uomo non è più rappresentato da una bocca ma dalla sua individualità. Ecco il tempio con due uomini che, in un luogo sacro, condividono le proprie emozioni, i propri desideri. Queste sono le linee che simboleggiano Rei: Energia universale, forza divina, macrocosmo.

Se non ci avete capito nulla non sentitevi ignoranti: è normale.

Ma vi sembra possibile!?! In che modo a qualcuno potrebbe venire un’idea così… così arzigogolata?

Riapriamo il teatrino inaugurato due settimane fa per l’articolo su Crisi e Opportunità:

Cinese 1: Ciao! Vorrei creare un carattere per indicare il concetto di energia individuale. Mi dai un’idea semplice?

Cinese 2: Ma sì! Fai un primo segno, il cielo, e poi le nuvole, e poi un fulmine che porta la pioggia, e poi le bocche degli uomini che ringraziano Dio nella preghiera. Poi degli uomini rappresentati nella loro individualità che stanno in un tempio e condividono le proprie emozioni e i propri desideri.

Cinese 1: Bingo! Volevo disegnare un fantasmino, ma la tua idea è più diretta!

Il carattere 靈 non ha niente a che vedere con pioggia, persone che ringraziano il cielo, uomini in un tempio, uomini nella loro collettività e individualità… sarebbe abbastanza strano che una parola abbia avuto un’origine così complessa, no? È infatti un semplice composto fonetico (leggete il mio articolo dedicato a questa classe di caratteri se non li conoscete). La parte sopra è 霝, che è un carattere molto strano, senza un significato preciso, anche se probabilmente significava gocce di pioggia.

Se però scrivendo al vostro amico giapponese, gli parlerete della gran pioggia che c’è in Italia usando questo carattere (al massimo aggiungendo il furigana アメ ame), lui avrà buone ragioni di essere infastidito dal vostro sfoggio di cultura inutile. Senza contare che in giapponese il carattere non ha nemmeno lettura kun, mentre in cinese non esiste la versione semplificata. E con questo non intendo dire che non è stato semplificato, ma che nei Paesi che usano il cinese semplificato, questa parola non può essere scritta. Ma non importa, sono caratteri inutili, questi.

Per quanto riguarda la parte inferiore, è semplicemente il carattere 巫, che significa strega. Questo per indicare che il carattere ha a che fare con qualcosa di sovrannaturale.

Chiudendo questa vergognosa parentesi, passiamo all’etimologia di 氣. Secondo queste fonti, rappresenterebbe una pallina di riso che manda una nuvola di vapore. L’etimologia è proprio quella, ma non vedo come ricollegarla a energia universale.

Per dirla tutta, una volta 氣 significava davvero vapore, e poi è stato sostituito da un altro carattere (汽) per questo significato, mentre lui ne ha preso la funzione filosofica. Analogamente a questo carattere, pneuma viene dal greco antico πνεύμα, respiro.

Quindi abbiamo visto che l’interpretazione data a questi due caratteri è in gran parte errata, e le poche parti giuste sono espresse in una maniera talmente incomprensibile da non poter essere considerate corrette.

Nota: nonostante 汽 possa sembrare la versione semplificata cinese del carattere氵氣/氵気 (lo scrivo così perché mi è impossibile farlo in altro modo), è in realtà uguale sia per cinese tradizionale che per quello semplificato, che per il giapponese!

Questo doveva essere l’ultimo articolo della serie dei caratteri cinesi.

Ormai non ci sono più molte curiosità che uno studente (in gran parte) autodidatta, e per di più alle prime armi, della lingua cinese vi possa dire. Mi impegnerò al massimo per trovarne di nuove per scrivere i nuovi articoli, anche se non garantisco per la periodicità, che potrebbe diventare più discontinua di quanto non lo sia stata fino ad adesso.

Questo guest post è stato scritto da Bai Jiali.
La sua passione per la Cina è nata leggendo “Viaggio in Occidente”. Dopo aver approfondito la letteratura e la cultura di questo paese, ha deciso di dedicarsi allo studio del cinese.

Immagini: 1

8 commenti

  1. Matteo Pascal

    11 Febbraio 2013

    Grazie per questa bella iniziativa, è stata davvero interessante, spero che tu possa scrivere una “seconda stagione” andando avanti con lo studio quando avrai altro materiale!
    Ad esempio… premesso che sono allergico agli hanzi semplificati… mi piacerebbe capire meglio la differenza tra hanzi tradizionali e kanji… se un giorno dopo il giapponese volessi studiare il cinese, quanti ideogrammi in più dovrei imparare? Di quanti dovrei cambiare radicalmente il significato?

  2. anega tanega

    12 Febbraio 2013

    Questo è un ottimo argomento; se avrai letto i commenti ai precedenti articoli avrai forse notato che di un idea di fare un ciclo di articoli riguardo la semplificazione dei caratteri l’avevo già in mente; anch’io, comunque, sono abbastanza allergico ai caratteri semplificati. Per me la semplificazione è stata solo una dimostrazione di potere del partito comunista, e non una reale necessità. La semplificazione in giapponese è stata più ragionata e lieve, come avrai visto in questo articolo (靈 semplificato in 灵 è orribile, ma 灵 è già più accettabile). Occhio però che alcuni caratteri sono stati lasciati tradizionali anche nel cinese semplificato, ma in giapponese no. Un esempio? 佛, il carattere di ‘Buddha’ è stato semplificato in 仏, ma solo in giapponese. Lo stesso vale per 兔, coniglio, semplificato in giapponese come 兎. Comunque, come ho già detto, le semplificazioni cinesi sono più radicali di quelle giapponesi.

  3. Il siparietto tra i due cinesi mi ha ftto morire XDDD

    >>passiamo all’etimologia di 氣. Secondo queste fonti, rappresenterebbe una pallina di riso che manda una nuvola di vapore. L’etimologia è proprio quella, ma non vedo come ricollegarla a energia universale.
    Per dirla tutta, una volta 氣 significava davvero vapore…

    Il collegamento con “energia” è semplice, anche se il kanji si riferiva al vapore come all’aria stessa poiché il vapore era “aria visibile” (e l’idea di aria si ritrova in giapponese). Ma dicevo, “energia” si lega tanto al riso quanto al calore, due “fonti d’energia” che rispondono ai bisogni primari dell’uomo.
    Ma non è certamente un’energia universale, anzi!
    Non so per quel che riguarda il cinese, ma in giapponese quest’energia non è mai universale, è sempre personale, ha a che fare con lo spirito della persona (元気 genki, 気持ち kimochi, 気分 kibun, 気合 kiai, 気配 kehai…) e MAI con un’energia “universale”.
    Gli altri significati del kanji sono legati al termine “aria”… 天気 tenki, 気候 kikou, 空気 kuuki, 大気 taiki; oppure ad “aria” in senso astratto, quando parliamo di “ha l’aria di”, nel senso di “dar segno di”… e si possono fare vari esempi, da 寒気 samuke a 寂しげ sabishige a やる気 yaruki, l’idea di fondo è la stessa.

    L’UNICO caso in cui l’energia non è della persona è quello di “energie recenti”, come 電気 denki e 磁気 jiki, cioè elettricità e magnetismo.
    Ma questo non direi che si leghi a un’idea di “energia presente nelle cose”, altrimenti perché non usare il kanji per l’energia atomica, 原子力 genshiryoku?
    Va notato anche che i due kanji di denshi e jiki, den e ji, comprendono già il significato di elettricità e magnetismo. Quindi forse si è voluto rendere, con l’uso di questo kanji “ki”, in base alle convinzioni scientifiche dell’epoca, l’idea di “qualcosa che scorre” (come il ki?).
    Certo dipende da quando il termine è stato introdotto e chi l’ha fatto e con quali conoscenze… Specie se è stato fatto con un minimo di “ritardo” rispetto all’Europa (ed è decisamente possibile vista la lunga chiusura giapponese finita nel 1868), da persone colte ecc. allora si può anche supporre che l’idea fosse già quella di “qualcosa che emana da qualcos’altro” (come faceva il vapore dal riso) poiché fin dai primi esperimenti fu chiaro (e poi fu spiegato) che elettricità e magnetismo avevano un’influenza su ciò che “li circondava” (un cavo in cui scorre corrente attira o respinge un’altro cavo… e ovviamente dà la scossa; una calamita attira o respinge per il magnetismo e i cavi fanno lo stesso perché elettricità e magnetismo sono correlati ecc. ecc.).
    Certo, si tratta interamente di una mia teoria,ma mi mare interamente plausibile, nonché un buon modo di spiegare la “anomalia” di 気 in denki e jiki.

  4. anega tanega

    1 Marzo 2013

    Probabilmente il concetto che può comprendere tutte le sfumature di 気 è proprio quello di emanazione, come il vapore che fuoriesce da una pallina di riso…
    In questo, come in moltissimi altri casi, il carattere preso singolarmente non ha un significato preciso, ma sono le combinazioni in cui compare a rendere evidenti le varie sfumature…

  5. Mi è venuto in mente un esempio sulla semplificazione (giapponese, meglio di quella cinese) che può interessarti perché sostiene quel che dici…
    I kanji 渉 e 涉 differiscono per un tratto… in giapponese, perlomeno, il kanji è stato complicato con l’aggiunta di un tratto(!) per sfruttare la somiglianza con 少
    Certo, non so come si fa in cinese con questo preciso kanji, ma immagino ci siano altre situazioni simili…

  6. anega tanega

    7 Marzo 2013

    In cinese ha un tratto in meno.

  7. Marcello

    13 Aprile 2018

    Non sono d’accordo sull’errata etimologia di Ling, nè sul significato che lei da. A quanto ne so io (e da fonti assolutamente rispettabili) è una sorta di Potere Spirituale, ovvero la capacità di invocare forze divine. Insomma proprio un po’ un’eredità dello sciamanesimo. E difatti i “reikiisti” suppongono di fare qualcosa di simile. ReiKi sarebbe quindi la capacità di invocare il Ki e trasmetterlo.

  8. Gabriele

    16 Aprile 2018

    Di fatto non so molto di reiki, quindi non ti posso dire se sia o meno quella l’accezione dei termini ‘rei’ e ‘ki’. Ma non era questo il punto dell’articolo, che riguardava l’etimologia del termine (e spesso l’etimologia di un termine non ha niente a che vedere con il significato corrente, soprattutto se specifico di una disciplina). Ed è certo che l’etimologia di 靈 sia composta dal fonetico 霝 con il radicale 巫 di sciamano/a.

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