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Lingua giapponese e coreana: quali sono le differenze?

17 Aprile 2012 3 CommentiCoreano, Giapponese

Il giapponese e il coreano hanno delle somiglianze, ma sono anche molto diverse tra di loro. Conoscere una delle due non ti farà automaticamente imparare l’altra. Non c’è dubbio però che possa essere utile avere la base di una per imparare l’altra. Vediamo una ad una le differenze e le somiglianze di giapponese e coreano.

Se vuoi iniziare a studiare giapponese ho scritto una guida che ti aiuterà a capire il percorso da compiere e le risorse utili per lo studio della lingua da autodidatta. Dacci un’occhiata perché è davvero utile se non sai da dove iniziare!

La struttura della frase

La prima cosa che salta all’occhio è la struttura della frase assolutamente identica tra queste due lingue: il verbo sta sempre alla fine della frase. Osserva la frasi seguenti (per comodità scrivo anche in lettere le diverse parole, sarebbe meglio però imparare la scrittura di ogni lingua!):

Giapponese: 私は学生です (私 watashi: io, は wa: particella dell’argomento, 学生 gakusei: studente, です desu: verbo essere)

Coreano: 저는 학생이에요 (저 chŏ: io, 는 nŭn: particella dell’argomento, 학생 haksaeng: studente, 이에요 ieyŏ: verbo essere)

In italiano “Io sono uno studente”.

La posizione degli elementi è praticamente identica. L’unica differenza, naturalmente a parte le parole e la scrittura completamente diverse, è che il coreano ha degli spazi. Più precisamente si inseriscono degli spazi vuoti dopo le particelle.

Cosa è una particella? È un elemento grammaticale che non ha un significato a sé stante ma, assieme ad altre parole, segnala quale sia la sua funzione grammaticale. Per esempio nella frase precedente la particella は (wa, giapponese) e 는 (nŭn, coreano) indicano che il tema della frase è “io” (私 watashi in giapponese, 저 chŏ in coreano). In pratica indica che funzione grammaticale ha la parola che precede la particella.

Spesso le particelle giapponese e coreane sono molto simili come utilizzo: abbiamo visto che sia は wa nel giapponese che 은/는 (ŭn/nŭn) nel coreano introducono l’argomento del discorso, が (ga) e 이/가 (i/ga) invece sono anche simili come utilizzo nell’introdurre il soggetto (per la differenza tra tema e soggetto puoi approfondire a questo articolo).

La particella 을/를 (ŭl/rŭl) è uguale a を (wo) in giapponese, particella che indica il complemento oggetto, così come 으로/로 (ŭro/ro) è uguale a で (de) particella che indica un mezzo. Per quelle in coreano ho elencato due particelle per ogni esempio perché si usa una o l’altra a seconda se la parola prima finisce con una consonante o con una vocale.

Diverse strutture grammaticali, pur avendo parole diverse tra le due lingue, si somigliano. Anche se non sempre funzionano esattamente alla stessa maniera, attenzione!

Scrittura

Un’altra grande differenza è che nel coreano i kanji (anzi hanja, così si chiamano nella lingua coreana) sono totalmente assenti. Esistono ma non vengono quasi mai utilizzati, si preferisce usare l’alfabeto Hangul al suo posto, composto da sole 40 lettere.

Il giapponese ha 3 diversi “alfabeti” da conoscere, ovvero hiragana, katakana e kanji. All’inizio è problematico memorizzare tutti questi segni (almeno 46 sillabe per ognuno dei due sillabari hiragana e katakana + 2136 kanji), però preferisco il sistema giapponese. Lo so che può sembrarti strano ma, grazie ai kanji, riesco a riconoscere più facilmente le parole e a memorizzarle.

Scrittura giapponese

Hai presente le radici delle parole in italiano? Cioè quella parte che indica il significato principale di una parola: un esempio è temp- che si trova nelle parole temporale, tempo e temporaneo. Grazie a una radice si riesce a intuire il significato, è così anche per i kanji, con il cui significato si può dedurre almeno in parte il significato e la lettura di una parola.

Anche il coreano funziona in maniera simile per le parole di origine cinese, ma non è immediatamente chiaro questo collegamento con il significato perché raramente si trovano scritte in hanja.

Altre somiglianze

Entrambe le lingue hanno diversi gradi di formalità, cioè diversi registri linguistici usati a seconda dell’interlocutore, un po’ come “dare il lei” in italiano. Il coreano ne possiede di più rispetto al giapponese, le cui regole sono più “restrittive”: si pensi ad esempio l’usare un linguaggio formale nei confronti dei propri genitori! Neanche i giapponesi arrivano a così tanta formalità.

Dato che entrambe sono state influenzate dal cinese, molte parole si assomigliano. Ecco qualche esempio:

  • Giapponese: 約束 (やくそく yakusoku) Coreano: 약속 (yaksok)
  • 無理 (むり muri) 무리 (muri)
  • かばん (kaban) 가방 (kabang)
  • 有名 (ゆうめい yuumei) 유명 (yumiong)
  • 教室 (きょうしつ kyoushitsu) 교실 (kyoshil)

Fanno anche uso di contatori, cioè di un suffisso che viene associato ai numeri a seconda dell’oggetto che si sta contando. Se si contano “mele”, “animali” e “persone”, si avranno tre diversi contatori a seconda dei casi. Per fare un esempio, se qualcuno mi chiede “quante mele ci sono?”, in italiano posso rispondere con un semplice numero, mentre il giapponese e il coreano richiede l’uso di un contatore. La risposta potrà essere 5個 (goko) in giapponese e 5개 (dasot gae) in coreano. 個 e 개 servono per contare gli oggetti.

Quale delle due lingue è più difficile?

Non starò qui a discutere su quale delle due sia più facile o difficile perché dipende da persona a persona: chi è abituato come me ai kanji troverà il coreano più complicato, al contrario la presenza dei kanji potrebbe rendere tutto più difficile.

Più vado avanti, più scopro che alla fine studiare qualsiasi lingua è facile e difficile alla stessa maniera. Pensa a tutte le cose difficili che ci sono in italiano, come le coniugazioni dei verbi. Se lo metti in confronto al giapponese l’italiano è più difficile da questo punto di vista! A queste difficoltà non ci fai caso solo perché sei abituato e leggi costantemente in italiano.

Quello che per me è difficile al momento è la coniugazione dei verbi coreani e alcune forme grammaticali, forse perché non sono abituata a leggere/ascoltare materiale in lingua come faccio con il giapponese. Anche la pronuncia la trovo più difficile rispetto al giapponese.

Con questo credo di aver detto tutto quello che ti serve sapere sulla differenza tra le due lingue. Per qualsiasi domanda sono a disposizione!

Immagini: David Ooms

3 commenti

  1. Anch’io amo il giapponese e il coreano e mi piacerebbe parlare entrambe le lingue,ma per fare una cosa del genere dovrei spendere molti soldi per corsi di lingua vari…Lo studio di una lingua dovrebbe essere gratuito e accessibile a tutti,perche’ e’ un nostro diritto poter comunicare con un’altra persona…Pultroppo e’ così e non si può fare molto…Adoro entrambe le culture,davvero affascinanti,meraviglioso!!Un caro saluto.

    • Ciao! Ti do una buona notizia: non hai bisogno di spendere tutti questi soldi per fare corsi ed imparare le lingue, puoi farlo per conto tuo. Io sono autodidatta e non ho fatto nessun corso, se leggi sul mio blog parlo anche di risorse gratuite o comunque a prezzo non troppo alto. Veramente chiunque può imparare una lingua, non c’è bisogno di essere geni o portati per le lingue.

      Ti rimando qui per saperne di più sul come ho studiato il giapponese.

  2. Io prima della laurea (in chimica) ho iniziato a studiare il giappoense e devo dire che mi ha rapito. ADesso mi trovo in Corea per il secondo anno di dottorato ed odio dover parlare coi madrelingua in inglese (che parlo abbastanza fluentemente) e sto iniziando un corso di coreano. Alla fine come ha giustamente affermato l’autrice dell’articolo, ogni lingua ha delle difficoltà che possono variare da persona a persona.. chi ha studiato il latino ha il lavoro molto più semplice col giapponese per quanto riguarda le coniugazioni dei verbi, mentre il greco aiuta di più a far l’orecchio con cinese e coreano (anche in questo caso parlo per esperienza personale). Io penso che se non si affronta la sfida con una giusta motivazione, imparare anche la lingua più semplice può riverlarsi, alla fine, un ostacolo insormontabile, mentre se si vede la lingua come un mezzo per capire una cultura diversa, conoscerne le radici ( chi vuol conoscere l’italia deve studiare la divina commedia ed il latino, c’è poco da fare), assaporarne le sfumature e entrare in simbiosi con la gente che quella lingua la parla, tutto diventa più semplice. Un suggerimento: all’inizio fare un corso con un insegnnte e non prendere solo il libro di grammatica come ho fatto io col giapponese. Da più soddisfazioni in effetti, ma richeide molto più tempo per assimilare i fondamenti della lingua nuova, Una volta che si è iniziato lo studio si può anche procedere studiando da autodidatt (e facendo pratica coi madrelingua, ovvio)..ma all’inizio lo sconsiglio. UN abbraccio a tutti.

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