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Honne e Tatemae nella cultura giapponese: come funzionano?

17 Maggio 2013 5 CommentiGiappone

Honne (本音) e tatemae (建前) sono due concetti importanti per comprendere la cultura giapponese e il suo modo di rapportarsi con gli altri. Sono due aspetti che danno non pochi problemi agli stranieri, che non riescono a capire veramente quello che pensano i giapponesi.

Si può definire honne come il vero pensiero, quello che si vorrebbe veramente dire. La parola infatti è formata dai kanji 本 (vero) e 音 (suono).

Tatemae è l’esatto opposto: indica il comportamento che bisogna tenere in pubblico perché sarebbe sconveniente dire qualcosa in modo diretto. In poche parole è la “facciata”, “l’apparenza” di una persona: la parola stessa è formata dal kanji 建 (costruire) e 前 (davanti). Non sempre quello che si pensa veramente corrisponde alle opinioni dette in pubblico, così come quello che si vuole davvero fare può essere contrario a quello che la società si aspetta.

Se vogliamo fare un paragone (credo che in parte rispecchi questo concetto) mi viene in mente Pirandello e le maschere: a seconda delle circostanze si indossa una maschera diversa.

Però quello dell’honne/tatemae è più complesso: vuol dire comportarsi secondo le aspettative degli altri, rispetto al ruolo che ricopri all’interno della società lasciando da parte il tuo modo di essere. L’armonia è un concetto molto caro ai giapponesi, questa armonia deve esserci anche nei rapporti tra le persone.

Se ci si comporta come richiede la società e non secondo il proprio pensiero si evitano conflitti e problemi.

Non bisogna ferire i sentimenti degli altri, per cui si evita di dire in modo diretto quello che si pensa o si evita di manifestare i propri sentimenti. Per questo motivo spesso si tiene il proprio honne nascosto a tutti, a parte alla famiglia o agli amici più intimi.

Esempi di tatemae

Vediamo più concretamente come funziona il tatemae, partendo da un comportamento che per noi è davvero incomprensibile!

In Giappone non è strano trovare un commesso che non dice chiaramente al cliente “non c’è quel prodotto che sta cercando”: comincerà a consultare il computer, a fare telefonate, chiedere ai colleghi… fino ad arrivare al punto di far capire che non c’è usando altre espressioni per non deludere le aspettative del cliente.

Si evita l’uso del “no” anche in altre occasioni, ripiegando su alcune espressioni come ちょっと (chotto, un po’, parola usatissima in giapponese) e 難しい (muzukashii, difficile), o inventandosi delle scuse come impegni urgenti da svolgere. Sta all’interlocutore andare oltre l’apparenza e comprendere che la risposta è negativa, cioè l’honne dell’altra persona.

Secondo il nostro modo di pensare si può dire che i giapponesi siano falsi e bugiardi, l’esatto opposto di ciò che si pensa in Giappone: si tratta di educazione e ci si aspetta che tutti agiscano in questo modo.

Dire il proprio honne può dare problemi, come i due salaryman nella parte alta della vignetta.

Dire il proprio honne può dare problemi, come i due salaryman nella parte alta della vignetta.

In realtà non sono delle bugie dette per ingannare il prossimo, ma sono solo per mantenere le apparenze e non distruggere l’armonia tra le persone. Forse si può parlare di “diplomazia”.

I giapponesi evitano il più possibile qualsiasi cosa che possa creare problemi, anche scambiare opinioni. All’interno di un’azienda potrebbero esserci problemi che non vengono mai risolti perché non si dice il proprio “honne”, quello che si vorrebbe dire veramente in pubblico.

Naturalmente anche in Italia non sempre si dice quello che si pensa veramente per evitare problemi, però in media siamo più diretti dei giapponesi. Per questa ragione può essere difficile capire per uno straniero cosa pensa veramente un giapponese e di conseguenza farci amicizia.

Ma c’è anche l’honne!

Allora quando si è liberi di dire quello che si pensa, a parte con persone intime (e a volte neanche con loro)? Durante i nomikai (飲み会). Un nomikai è un incontro che si fa tra colleghi dopo il lavoro, in cui si mangia e si beve. In queste occasioni deve essere mostrato il proprio honne, come parlare dei problemi sul lavoro, con il capo, problemi in famiglia ecc. e al tempo stesso dare consigli ai colleghi che ne hanno bisogno.

Non c’è dubbio che l’alcol gioca un ruolo cruciale in questi incontri per portare una persona nella modalità honne!

L'illustrazione di un nomikai

L’illustrazione di un nomikai

Non posso aggiungere altro perché non ho passato così tanto tempo in Giappone per comprendere pienamente questo aspetto, però attraverso i dorama ho notato moltissimo questo conflitto tra i propri desideri (quello che si vuole dire, honne) e quello che richiede la società (il tatemae, la facciata). Un conflitto difficile da risolvere, in cui si vedono spesso i protagonisti lottare anche contro la stessa famiglia per affermare i propri desideri. I dorama sono pur sempre finzione ma credo che in parte rappresenti il Giappone.

Non tutti i giapponesi riescono a conciliare questi due concetti e integrarsi completamente nella società giapponese, un esempio sono gli hikikomori.

Avevi già sentito parlare di honne e tatemae? Sei stato in Giappone e vuoi raccontare la tua esperienza? Lascia un commento. E se ti va condividi l’articolo sui social cliccando su uno dei pulsanti qui sotto, grazie!

Immagine inizio articolo: Tommaso Meli

Fonti articolo: Kirainet e Wikipedia

5 commenti

  1. anega tanega

    17 Maggio 2013

    Anche questo articolo mi ha interessato molto. Hai spiegato molto bene questi due concetti, di cui avevo già intuito l’esistenza, ma che non avevo mai capito perfettamente.
    Naturalmente 本音 建前 non vogliono dire nulla in cinese, a parte ‘suono della radice’, e ‘davanti alla proposta’ (vedo il nesso, però).
    P.S. Se queste digressioni sul cinese dessero fastidio, dimmelo pure: intendo solo dire qualche curiosità ogni tanto, perché a volte capita anche a me chiedermi se cinese e giapponese usano espressioni uguali per gli stessi concetti.

    • Sono contenta sia stato un articolo interessante per tutti, non ero tanto sicura di pubblicarlo!
      @anega tanega: tranquillo, anche se parli del cinese è ok, penso sia interessante un po’ per tutti, anche chi fa solo giapponese.

      @Matteo ahahaha, otaku della Gainax XD Potrebbe essere!

      @nini: ti capisco, la penso allo stesso modo…

  2. Matteo Pascal

    17 Maggio 2013

    Ho iniziato a pensare che Pirandello avrebbe adorato il Giappone mentre leggevo Confessioni di una maschera, di Mishima… e chissà, magari sarebbe diventato pure un otaku della Gainax. :P

    http://www.youtube.com/watch?v=GdY8K9RkTqo

  3. Aaah questa cosa del tenere le facciate è una cosa che non riesco proprio a sopportare ç_ç
    È vero che qualche volta l’ho fatto per il quieto vivere ma vivere di sola facciata personalmente mi ucciderebbe.

  4. francesco attardo

    24 Febbraio 2014

    avevo gia’ letto di questi due termini nei libri di YUKIO MISHIMA.

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