Hanami Blog

Il mio vicino Totoro

2 Dicembre 2013 3 CommentiAnime

Secondo appuntamento con la rubrica dei film dello Studio Ghibli, questa volta è il turno della recensione di Totoro, senza spoiler.

Prima di tutto vorrei chiarire subito una cosa. Ho notato che la recensione de “Il castello nel cielo” non sembra essere stata molto letta, probabilmente per via delle anticipazioni che ho inserito nella recensione. A partire da questa cercherò di non inserire più spoiler, in modo che tutti possano leggere le recensioni senza rovinarsi il gusto della prima visione.

Come vedrete presto, per questo film la questione è molto semplice: stiamo parlando infatti di

Il mio vicino Totoro (となりのトトロ – 1988)

Questo film, a differenza del precedente, ha un’ambientazione ben precisa, ossia la campagna giapponese degli anni ’50 non molto distante da Tokyo (più precisamente a Tokorozawa 所沢). Le due bambine Satsuki e Mei, insieme al padre, si trasferiscono lì per stare vicini alla madre, ricoverata per tubercolosi. Non è però questo il nucleo del film: infatti, nel bosco vicino casa, vivono delle creature misteriose e simpaticissime, tra le quali c’è anche Totoro. Insieme a quest’ultimo e alle altre presenze che popolano la foresta, Satsuki e Mei vivranno tantissime avventure.

Quando, nel 1988, questo film uscì al cinema in Giappone, facendo coppia con “Una tomba per le lucciole“, riscosse subito un immediato successo tra i bambini, un successo che non è ancora scemato: Totoro può essere infatti considerato il Topolino giapponese. È presente non solo nella sua foresta incantata, ma anche su portachiavi, borse, tazze… Un successo strepitoso per uno studio che stava per fallire!

Totoro in Toy Story 3

È così celebre da aver avuto un cameo in Toy Story 3!

Ma quali sono le ragioni della sua accoglienza così favorevole? Rispondere con certezza non è facile, ma si possono fare alcune considerazioni.

Innanzitutto rappresenta una grossa rottura con la tradizione degli anime giapponesi dell’epoca: questi erano gli anni ottanta, l’epoca dei meisaku (ossia le opere ambientate in Europa, con protagonisti sfortunati e maltrattati dalla sorte) per le ragazze, e mecha (gli anime robotici) per i ragazzi. Già “Il castello nel cielo” fu decisamente fuori dagli schemi essendo ambientato sì in Europa (in Irlanda per la precisione), ma in un’Europa minuziosamente ricostruita nei minimi dettagli, e proponendo un’avventura appetibile sia da ragazzi che da ragazze.

Con Totoro, però, si va ben oltre. Si abbandona l’Europa e si torna nella propria terra d’origine, il Giappone, di cui sono esplorate le credenze e le superstizioni. Pensate a quanti anime ora sono ambientati in Giappone! È vero, l’ambientazione non è contemporanea, ma si tratta comunque di uno scenario più familiare agli spettatori – e ancora di più deve esserlo stato per i genitori e i nonni che accompagnarono i bambini in sala!

Qualche accenno all’Occidente è rimasto, per esempio nell’aspetto decisamente europeo della piccola Mei, e nella scena dell’inseguimento dei due “fratelli minori” di Totoro, in cui alcuni critici hanno visto un’allusione ad “Alice nel Paese delle Meraviglie“, anche se a me pare una somiglianza troppo lontana.

Nonostante non ci siano molti degli elementi che diventeranno poi distintivi di Miyazaki, come il volo o i voli di fantasia quasi esagerati, rimangono molte caratteristiche della sua produzione, come l’amore per la natura (un amore nostalgico: lo scenario è del passato), il rispetto verso gli anziani e la grande presenza del cibo, che in questo film però è decisamente in secondo piano rispetto al resto.

Questa visione idealizzata della campagna giapponese – in cui negli anni ’50 non si viveva certo in modo idilliaco – è stata criticata da alcuni, ma io trovo che Miyazaki non avesse voluto dare una rappresentazione fedele, ma plasmare i propri ricordi dell’infanzia. Anche sua madre era stata ricoverata in ospedale, Miyazaki ha sempre voluto avere delle bambine come protagoniste perché sentiva che non sarebbe mai riuscito a sopportare di vedere sul grande schermo delle vicende così vicine alla sua esperienza.

Il mio vicino Totoro

Uno dei maggiori limiti del film, per me, è di essere stato concepito esclusivamente per dei bambini. Chiariamoci: per me “per bambini” non è assolutamente un difetto, e anzi ci sono molti film per bambini che ho guardato e guardo ancora con piacere. Il problema è che, in questo caso, il film non fornisce elementi che lo rendano interessante per lo spettatore adulto.

La trama non ha mai sconvolgimenti epocali, le caratterizzazioni dei personaggi sono molto semplici e alcune lunghe sequenze senza dialoghi possono risultare noiose ai più grandicelli. Un film che riprenderà molti elementi da questo, cioè “Ponyo sulla scogliera“, avrà però una trama un po’ più consistente.

Non è un difetto vero e proprio, ma un tentativo di venire incontro agli spettatori adulti si sarebbe potuto fare.

Considerazioni tecniche

Qui non c’è molto da dire. I disegni, come ho già detto, si differenziano da quelli de “Il castello nel cielo” per essere molto più simili a quelli attuali, e si distanziano dal genere di disegni dei meisaku. Grande attenzione è stata prestata nella ricostruzione dei paesaggi e degli elementi naturali che a volte sembrano delle fotografie.

Le musiche sono molto belle, anche se ci sono pochi pezzi incisivi: le sigle di apertura e chiusura però sono bellissime e vi resteranno a lungo in testa.

Mi sono piaciuti sia il doppiaggio giapponese che quello italiano, di cui ho apprezzato soprattutto l’ottimo adattamento dei testi delle sigle, naturali e fedeli allo stesso tempo.

Voto finale

Vi ricordate il sistema di votazione che ho spiegato nell’introduzione a questa serie di articoli? Ecco, all’inizio a Totoro volevo dare il voto più basso, ossia 丁.

Non fraintendetemi: non è un voto negativo, ma penso che, senza la simpatia e la tenerezza di Totoro, il film sarebbe stato semplicemente passabile. È stato proprio Totoro, insieme ad alcune scene davvero belle e piene di poesia, oltre che alla sua importanza nella storia dell’animazione a convincermi ad alzare leggermente il voto al film, che si prende quindi un 丙.

Voi cosa ne pensate di questo film? Fatemelo sapere e…

alla prossima!

Questo guest post è stato scritto da Bai Jiali.
La sua passione per la Cina è nata leggendo “Viaggio in Occidente”. Dopo aver approfondito la letteratura e la cultura di questo paese, ha deciso di dedicarsi allo studio del cinese.

Immagini:© Studio Ghibli

3 commenti

  1. Yuffie

    2 Dicembre 2013

    Mi è piaciuta moltissimo la recensione, grazie per averla scritta! ^^

    Nonostante adori tantissimo Totoro condivido il tuo stesso giudizio: è un film carino che consiglio di vedere ma non è il migliore dello Studio Ghibli.

    Però lo preferisco maggiormente a Ponyo senza dubbio.

  2. shizuka

    2 Dicembre 2013

    Totoro mi è piaciuto. Non è il mio preferito dello studio Ghibli (il mio preferito è “La citta incantata”, ma mi è piaciuto più di altri.

  3. Susanna

    5 Dicembre 2013

    Se c’è qualcosa che mi colpisce ogni volta dei film di animazione di Miyazaki sono senza dubbio i paesaggi! Che siano le terme di Cihiro, la campagna giapponese di Totoro o la splendida casetta di Arrietty, mi lasciano senza fiato !
    Hmm non è il mio preferito comunque, ma non per questo non lo guardo volentieri =)

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