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La storia del giapponese (ottava parte) – L’influenza del portoghese

7 novembre 2017 2 CommentiGiapponese, Kanji

Ottava parte della storia del giapponese, la serie di articoli scritti da Bai Jiali. In questo articolo vedremo come il portoghese ha influenzato la lingua giapponese. Buona lettura! Gli articoli precedenti della serie: prima parte, seconda parte, terza parte, quarta parte, quinta parte, sesta parte e settima parte.

Ciao a tutti!

Dopo una pausa davvero lunga (lo so, lo dico ogni volta!) torno con un nuovo articolo dedicato alla storia della lingua giapponese. Dopo aver visto l’influenza della lingua sanscrita, scopriremo in questo articolo un’altra lingua che ha arricchito il vocabolario giapponese di vocaboli, cioè il portoghese.

Nel XVI secolo c’è stata in Giappone un’attività missionaria notevole da parte dei portoghesi, che hanno cercato di diffondere il cristianesimo in Giappone. Questi missionari predicavano alle folle o cercavano di convincere i daimyou a convertire la gente del proprio territorio. Con la chiusura del Giappone ai paesi esteri quest’attività è terminata, ma molte parole dal portoghese sono rimaste nella lingua giapponese. Di quali parole parliamo?

Parole relative al cristianesimo

Dal momento che l’obiettivo dei missionari era, come si è detto, la predicazione del cristianesimo, la grande maggioranza dei prestiti dalla lingua portoghese ha a che fare con la religione cristiana. Alcuni esempi sono クルス (kurasu, croce, in giapponese moderno sostituito da クロス, kurosu, dall’inglese “ cross”), ゼズス (Zezusu, Gesù. In giapponese moderno イエス, Iesu, dal latino), 伴天連 (ばてれん, bateren, dal portoghese “padre”, significante “prete”) o anche 切支丹 (きりしたん, kirishitan, cristiano. In giapponese moderno クリスチャン, kurisuchan, dall’inglese).

Curioso notare come a quest’ultima parola siano stati attribuiti anche i kanji 鬼理死丹/切死丹, contenenti kanji di significato ben poco positivo, come “mostro”, “morte” o “tagliare”. Queste letture risalgono allo shogunato Tokugawa, in cui il cristianesimo venne dichiarato illegale. La stragrande maggioranza di queste parole non sono rimaste nel giapponese contemporaneo, che predilige prestiti inglesi o latini. Uno dei pochi è キリスト, kurisuto, “Cristo”.

Parole relative all’Occidente

Così come il sanscrito ha introdotto molte parole legate all’India, dal portoghese arrivano molti termini relativi alle culture europee. Diversi nomi di paesi vengono dal portoghese, come イギリス (igirisu, da “Inglez”, Inghilterra) oppure 阿蘭陀 (おらんだ, Oranda, Olanda). Fino alla restaurazione Meiji 阿蘭陀 (o 蘭, l’abbreviazione di “Olanda” nei composti di parole) indicherà l’Occidente in generale, dato che gli olandesi, pacifici e senza intenzioni missionarie, saranno gli unici a poter commerciare col Giappone.

Curiosa sorte ha avuto il nome della Cambogia, ovvero かぼちゃ (kabocha), che ha preso il significato di… zucca! Questo è probabilmente dovuto al fatto che le zucche, originarie del Nuovo Mondo, sono giunte in Giappone tramite la Cambogia, colonia portoghese.

Cibi

Molti cibi provenienti dal Portogallo si sono integrati nella cultura giapponese, tanto da diventarne parte integrante. Un esempio è la 天ぷら (tenpura), lo sapevate che il termine viene dal portoghese “tempero” (stagionare)?

Un altro esempio abbastanza famoso sono i 金平糖 (こんぺいとう, konpeitou), parola imparentata con l’italiano “confetto”, che sono ormai dolci associati alla cucina giapponese.

Ecco i konpeitou, magari ti è capitato di vederli in qualche opera giapponese!

Altri esempi sono la “Castella” (カステラ, kasutera), una specie di torta, e pure il pane (パン, pan)!

Questa invece è la “Castella”.

Altro

Le parole entrate da diverse lingue europee tramite il portoghese sono davvero tante, fra queste ci sono じょうろ (jouro, annaffiatoio), ミイラ (miira, mummia) o オルガン(orugan, organo).

Molte parole si sono integrate così bene nella lingua giapponese che si combinano con parole native, come nel caso di ビー玉 (びいだま, biidama), composto di ビードロ (biidoro, vetro) e 玉 (tama, palla). Il significato? Biglia!

Un altro caso interessante è quello delle かるた (karuta), carte giapponesi derivanti da quelle europee ma con figure e regole del tutto diverse dalle nostre. Quando questa parola appare in composti subisce addirittura il rendaku, a dimostrazione del fatto che venga ormai considerata una parola nativa a tutti gli effetti!

Curiosità – il Nippo Jisho

Uno dei prodotti sicuramente più interessanti dell’attività missionaria in Giappone è il Nippo Jisho (日葡辞書), cioè il Dizionario giapponese-portoghese. Questo dizionario, stampato a Nagasaki nel 1603, è il primo dizionario dal giapponese a una lingua europea. In esso sono state raccolte più di 32000 parole, divise anche per varietà regionali. Molte parole compaiono sono attestate per la prima volta proprio in questo dizionario, per questo motivo molti dizionari giapponesi moderni vi fanno riferimento.

Fra le parole citate nel dizionario c’è anche l’ormai celeberrimo kawaii, che però a quel tempo non aveva ancora preso il senso di “carino”, ma significava “miserabile”. Questo senso si conserva ancora nella parola correlata 可哀想, che ha proprio quel senso. I caratteri utilizzati, tuttavia, sono stati usati solo con valore fonetico (sono ateji). I kanji assegnati ora alla parola kawaii (可愛い) sono più moderni e, non essendo collegati alla pronuncia della parola, vanno considerati jukujikun.

La parola kawaii deriva da かはゆし (nel giapponese moderno si scriverebbe e si pronuncerebbe かわゆし kawayushi), che a sua volta deriva dalla parola かほはゆし (顔映ゆし kaohayushi), una parola che in origine significava imbarazzo (da 顔 viso e 映ゆし abbagliante). Da qui la parola prese il significato di “pietoso” e “miserabile”.

Non è chiara la ragione ma successivamente si iniziò ad usare questa parola per indicare un sentimento di simpatia e affezione verso i più deboli. Alla fine kawaii assunse il significato di “carino/adorabile”, “caro”, “amato”.

Immagini: nakimusi, Kanko

Questo guest post è stato scritto da Bai Jiali.
La sua passione per la Cina è nata leggendo “Viaggio in Occidente”. Dopo aver approfondito la letteratura e la cultura di questo paese, ha deciso di dedicarsi allo studio del cinese.

2 commenti

  1. Moolto interessante! Io che studio sia giapponese che portoghese sono rimasta piacevolmente colpita da questi punti di contatto che il Giappone ha avuto. Mi piacerebbe approfondire l’argomento, farò sicuramente altre ricerche. Grazie mille!

    • Sono contento ti sia piaciuto l’articolo!
      Fortuna che studi portoghese, temevo di aver sbagliato qualche parola xD Meglio così!

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