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Alla scoperta dei caratteri cinesi – La semplificazione dei caratteri (terza parte)

20 Maggio 2013 2 CommentiKanji

Questo articolo fa parte della serie “Alla scoperta dei caratteri cinesi” (clicca sul link per l’indice tutti gli altri articoli della serie!)

Ciao di nuovo a tutti!

Prima di tutto volevo scusarmi per il mio atroce ritardo: il mio computer si è rotto due volte di seguito, e poi nemmeno internet funzionava… insomma, la iella assoluta! Spero mi perdoniate per essere sparito nel nulla per un mese (a parte nei commenti agli articoli).

Come vi avevo detto alla fine di quello precedente, questa sarà la terza e ultima parte del trittico dedicato alla semplificazione dei caratteri cinesi. Tema complicato e spinoso, anche se la parte peggiore l’abbiamo già trattata, ora ci rimangono le cose più semplici: in questo articolo esamineremo i pro e i contro del processo di semplificazione, in modo che chiunque possa farsi la propria idea su questa procedura.

Per semplicità, e per evitare di ripetermi all’infinito, spesso chiamerò semplicemente sostenitori quelli che sono a favore dei caratteri semplificati, e detrattori queli contrari.

Il rapporto con il passato

Quelli che sostengono la semplificazione dei caratteri affermano che non è una cosa nuova: a partire dalle incisioni sulle ossa di tartaruga, per poi passare alle iscrizioni sui vasi bronzei (rileggete i primi articoli della serie se non vi ricordate), alla standardizzazione Qin e poi agli innumerevoli stili calligrafici, i caratteri hanno subito un sacco di modifiche. La semplificazione sarebbe solamente l’ultima di queste.

Ma i detrattori ribattono che, dopo la standardizzazione Qin, non si sono avute modifiche nella struttura dei caratteri, ma solo nella grafia.

Pensiamo all’Europa: una volta inventato l’alfabeto latino, l’apparenza sarà cambiata, fra le iscrizioni lapidare, lo stile gotico e quello stampato, ma l’alfabeto in sostanza è rimasto lo stesso. E noi, con un po’ di fatica, possiamo anche provare a leggere qualche testo antico (capirlo è un altro paio di maniche!)

Invece chi avesse studiato i caratteri tradizionali non sarebbe assolutamente in grado di capire i semplificati, e viceversa. Sono due sistemi incompatibili. Questo naturalmente è anche un taglio con il passato: tutti i classici vanno semplificati, altrimenti rimangono incomprensibili per il lettore moderno.

Molti sostenitori dicono che quest’ultima riporta molti caratteri alla loro grafia originaria: il carattere per nuvola, infatti, una volta era scritto così 云. Era un pittogramma rappresentante delle formazioni nuvolose nel cielo. Successivamente, forse per paura di confusione, è stato attaccato il radicale di pioggia (雨), che faceva capire il campo semantico della parola, ed il carattere è diventato 雲. La semplificazione lo riporta alla forma originaria.

Faccio notare che in giapponese la scrittura corretta per nuvola è quella più complessa.

I detrattori fanno notare che allo stesso modo sono state fatte modifiche opinabili, come il famoso carattere di amore (愛), che nella semplificazione (non in Giappone) ha perso il cuore (爱). Lo so, questo motivo può far sorridere, però è vero che molte modifiche hanno rovinato i caratteri, la loro etimologia e tutto quello che sta loro dietro, complicandone quindi lo studio. Inoltre, anche se un carattere è stato riportato alla sua forma originale, questo non si è verificato per molti altri caratteri.

Internazionalità

I sostenitori della semplificazione dei caratteri dicono che questo processo porterà a una maggior comunicazione internazionale. Come abbiamo visto infatti, il Giappone ha semplificato molti caratteri, per la maggior parte in modo simile alla lingua cinese.

Un esempio: 國 è la forma tradizionale del carattere che significa paese, nazione, ma sia la forma semplificata che la Shinjitai è 国. Ci sono molti altri casi in cui c’è questa analogia.

Ma è chiaro che questo ragionamento non ha senso: non è che se due lingue hanno lo stesso sistema di scrittura allora sono reciprocamente comprensibili. Vi sfido a leggere qualcosa in finlandese senza averlo mai studiato!

È vero che i caratteri rappresentano significati, ma spesso sono così vaghi (o i caratteri sono troppo pochi) da non consentire comunque una comprensione del testo. E poi in Giappone esistono comunque le forme vecchie dei caratteri, che sono in uso anche nella lingua coreana, anche se molto raramente.

Volendo fare questo discorso quindi, sarebbe più conveniente tenere le vecchie forme dei caratteri, invece che accettare quelle nuove!

Educazione

I sostenitori della semplificazione dei caratteri sostengono che, dopo la loro introduzione, ci sia stato un aumento nel tasso di alfabetizzazione, ed è stato così significativo da non poter essere un semplice caso.

In realtà questo aumento del tasso di alfabetizzazione è dovuto probabilmente al cambiamento nel sistema scolastico, successivo alla rinascita economica della Cina, dopo più di mezzo secolo di miseria quasi completa. Inoltre è stata contestata l’autenticità dei voti: non è detto che se due fatti accadono nello stesso momento, allora sono collegati in qualche modo.

Per fare un esempio, se la maggior parte della gente che fa incidenti si chiama Giovanni, non è detto che chiamarsi Giovanni aumenti la possibilità di fare incidenti – in questo modo mi proteggo dalle possibili ire dei possibili Giovanni lettori di questo blog.

Anche per questa volta abbiamo finito: ho cercato di dimostrare come (per me) la semplificazione sia più una scelta politica che un motivo realmente pratico, ma si sarebbe potuto dimostrare anche il contrario. Entrambe le serie di caratteri cinesi hanno i loro pregi e i loro difetti.

La prossima settimana (speriamo) ci vedremo con qualcosa di completamente diverso, che spero vi piaccia lo stesso. Non interromperò la serie sui caratteri cinesi, ma la alternerò con… vedrete!

Alla prossima!

Questo guest post è stato scritto da Bai Jiali.
La sua passione per la Cina è nata leggendo “Viaggio in Occidente”. Dopo aver approfondito la letteratura e la cultura di questo paese, ha deciso di dedicarsi allo studio del cinese.

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2 commenti

  1. nini

    20 Maggio 2013

    Quindi tradizionali e semplificati son cose diverse? Oddio sono shockata °_°
    E dire che quando avevo l’intenzione di far cinese volevo partire da quelli tradizionali così mi ero detta “magari il passaggio agli altri è più semplice che fare il contrario” ma se son cose distinte e separate… sob çç

    *va nel suo angolino*

  2. Rihito0902

    20 Maggio 2013

    Anche secondo me il fatto che sia aumentato il tasso di alfabetizzazione non è legato alla semplificazione dei caratteri perché alla fine non cambia molto studiare un carattere semplificato piuttosto che uno tradizionale :)

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