Hanami Blog

Una tomba per le lucciole

10 Febbraio 2014 1 CommentoAnime
Una tomba per le lucciole

Terzo appuntamento con la rubrica dei film dello Studio Ghibli di Bai Jiali, questa volta è il turno di “Una tomba per le lucciole”.

Ciao a tutti! Probabilmente avevate perso la speranza (o il terrore) di trovarmi di nuovo qui a scrivere articoli, vero? Scusatemi, scusatemi tanto, ma sono stato molto impegnato in questo periodo.

Da adesso l’uscita degli articoli – uno ogni due settimane, dedicati alternativamente ai caratteri cinesi e ai film dello Studio Ghibli – dovrebbe essere abbastanza regolare, ma non ci sono mai certezze!

Bando alle ciance, oggi parliamo di

Una tomba per le lucciole (火垂るの墓 – 1985)

Il film è ambientato nell’estate del 1945, presso la città di Kobe.

Sfuggiti per miracolo ad un bombardamento aereo da parte degli americani, il giovane Seita e la piccola Setsuko sono costretti a fuggire dagli orrori della guerra, per rifugiarsi in campagna, dove vivranno per un po’ a casa della zia. Ma ben presto, quando il Giappone si dichiara disposto alla resa con gli Alleati, il Paese sprofonda nella carestia.

Non dico di più per non rovinare la trama a chi non l’ha visto e ha intenzione di farlo, vi consiglio di guardare questo film da soli se non volete essere visti piangere. Nessuno si aspetterebbe tanta violenza e tanto crudo realismo in un film Ghibli, sono stati proprio questi i fattori che lo hanno reso famoso.

Il film è stato proiettato esattamente lo stesso anno di “Il mio vicino Totoro”, addirittura immediatamente dopo quest’ultimo, nella stessa proiezione. A differenza del suo “fratello maggiore”, elevato a simbolo dell’animazione giapponese con ogni tipo di omaggi e oggettistica a lui dedicata, questo film, pubblicizzato pochissimo anche all’epoca, è diventato molto famoso solo in seguito. La gente, con la mente più aperta verso l’animazione, lo ha saputo rivalutare con il passare del tempo.

I personaggi del film

I personaggi del film: Seita e la sorellina Setsuko

Certo, non sono sicuro che possa piacere a tutti gli appassionati dello Studio Ghibli: molti elementi che sono diventati iconici di questo studio d’animazione, come l’allegria che pervade le sue pellicole, delle scene visivamente imponenti e i molti elementi fantastici, in questo film non ci sono. La regia non è del maestro Miyazaki, ma dell’altrettanto bravo Takahata Isao, che personalmente preferisco, forse perché è un po’ più vario nei temi rispetto al collega “maggiore”.

Quello che mi ha colpito di più nella visione del film è la rappresentazione della guerra e delle ripercussioni che ha sulla società. Nella guerra ogni valore morale perde il suo valore, non ci sono più giusto e sbagliato, i legami fra le persone sono spezzati.

Tra le molte persone che ostacoleranno il percorso dei due sventurati protagonisti ci saranno persone una volta a loro vicine, che la guerra ha reso loro nemiche. Mi piace molto questa riflessione, ben lontana da una sterile e banale denuncia della guerra, magari più presente nei film di Miyazaki.

In questo film i “cattivi” non sono quelli dell’altra fazione, come potrebbero essere un Muska de “Il castello nel cielo” o una Suliman de “Il castello errante di Howl”, ma sono quelli che dovrebbero essere schierati dalla nostra parte, indifferenti verso i più bisognosi.

È molto interessante che l’ambientazione del film sia la stessa del suo film “gemello”, ossia la campagna giapponese ma che, a differenza che in “Il mio vicino Totoro”, non sia più una realtà perfetta e idealizzata, ma rappresentata senza edulcorazioni.

Mi è anche piaciuto molto che i protagonisti, pur essendo giapponesi, non siano stati coinvolti nei tragici eventi di Hiroshima e Nagasaki, e questo è di maggior interesse per un non giapponese. Infatti troppo spesso si tende a semplificare la storia e a pensare che le uniche situazioni il cui il Giappone avesse sofferto fossero state queste ultime. In realtà il Paese si è trovato in una situazione grave per anni, le due bombe nucleari sono state solo la punta dell’iceberg. Penso proprio che non sia stata una cosa intenzionale, ma aggiunge valore al film.

Dettagli tecnici

Questo film è molto diverso, in termini di disegni, dagli altri dello Studio Ghibli. Takahata ha preferito uno stile più crudo, realistico, molto efficace nel rappresentare la distruzione e la violenza che la guerra aveva portato nella campagna giapponese.

Oltre a questo, per aumentare il senso di realtà del film, le linee di contorno dei disegni sono marroni anziché nere, come si fa solitamente, anche se questo non si è potuto apprezzare del tutto alla prima proiezione del film: molte delle scene, per questioni di tempo, furono proiettate in bianco e nero, cosa che quel furbone di Takahata (che ama molto temporeggiare… si veda quanto ci ha fatto aspettare per “La principessa Kaguya”!) ha detto essere una scelta stilistica.

Le musiche sono nella media dei film Ghibli, ma forse troppo poco incisive.

Riassumendo, anche se non ho avuto il coraggio di riguardarlo di nuovo, questo film mi è piaciuto molto e andrebbe fatto vedere a chiunque pensi che l’animazione sia (solo) una cosa per bambini. Sul serio, come hanno potuto all’epoca pensare di far vedere una cosa del genere allo stesso pubblico che aveva tanto amato Totoro? Oggi scatterebbe una denuncia!

Sono molto affezionato a questo film perché costituisce l’esordio di Takahata, regista che apprezzo più di Miyazaki, nello Studio Ghibli. Quello che manca è forse una scena visivamente memorabile, come la crescita degli alberi in “Totoro” o le bellissime vedute della città celeste in “Laputa”, e per questo non mi sento di dargli un voto massimo, gli attribuisco un bel 乙.

A proposito, vi ricordate il sistema di votazione?

Fortuna che, in quanto a scene impressionanti, altri film di Takahata non si risparmieranno (sì, sto parlando di Pompoko…)

Questo guest post è stato scritto da Bai Jiali.
La sua passione per la Cina è nata leggendo “Viaggio in Occidente”. Dopo aver approfondito la letteratura e la cultura di questo paese, ha deciso di dedicarsi allo studio del cinese.

Immagini: © Studio Ghibli

Un commento

  1. Qhananchiri

    3 Maggio 2016

    l’anime più bello e triste che abbia mai visto. Un altro anime (anche se in realtà ho visto solo la scena “principale” su You tube dato che non so il titolo) che mi ha impressionato è quello che fa vedere la bomba atomica che cade su, credo, Hiroshima. La cosa che mi ha impressionato di più non sono le scene di sangue ma le formiche qualche secondo prima della bomba che cade.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Se è la prima volta che scrivi su questo blog, il tuo commento andrà in moderazione e verrà pubblicato dopo averlo approvato.